Vaste sorge oggi sul sito dell’antica Bastae. importante centro messapico ricordato da Plinio il Vecchio e da Tolomeo.
Qui fu rinvenuta nel XVI secolo la prima e più importante iscrizione nella lingua dei Messapi.
Il blocco di pietra iscritta fu in seguito trasportata a Napoli e se ne perdettero le tracce. La Vaste dei Messapi era racchiusa da una cerchia muraria lunga 3380 m che racchiudeva una superficie di 78 mq. (RESTI: blocchi regolari di tufo, ben squadrati e lisciati, sovrapposti secondo tre ordini). Le mura furono erette in due fasi successive:
• la prima corrisponde, con ogni probabilità, alle guerre dei Messapi contro Taranto, si presenta frettolosa e poco resistente;
• la seconda corrisponderebbe alla discesa di Annibale verso sud. Secondo altri studiosi andrebbe datata alla guerra di Taranto contro
Roma e sarebbe parte delle opere di difesa che i Messapi predisposero per contrastare la conquista romana delle loro terre dopo la sconfitta di Taranto.
L’aerofotogrammetria ha permesso oggi di individuare due porte di accesso lungo la cinta muraria: la porta nord nel fondo Melliche e la porta est nel fondo Pizzinaghe. Questa cinta muraria più esterna conta 9 porte. Una seconda cinta di mura chiude l’abitato e conta 4 porte.
L’abitato messapico
L’abitato messapico si sviluppa nell’odierna piazza Dante e nel fondo Maura dove è stato possibile riconoscere strutture a blocchi squadrati e fondazioni di edifici a pianta rettangolare. Come ogni centro messapico, all’interno delle mura si ergevano le costruzioni in maniera disordinata, alternandosi a superfici coltivate.
Il centro dell’agglomerato è sull’acropoli, struttura che è stata individuata proprio nei pressi della già citata piazza Dante, sito dove, nei secoli successivi, fu eretto un castello (poi trasformato in palazzo signorile) e la Chiesa Madre.
Non è difficile ipotizzare, infatti, che, con i secoli e le guerre, i sopravvissuti della città si rifugiarono attorno all’acropoli, la parte più alta dell’agglomerato e lì eressero una rocca che fu trasformata in castello nel Medio Evo.
I ritrovamenti e gli studi
Il primo a comunicare notizie delle ricchezze archeologiche del territorio di Vaste è, nella prima metà del ‘500, Galateo de Ferraris, che parla di ricchissime necropoli e di una lunga iscrizione in lingua messapica.
Si deve aspettare la fine dell’800 per avere una pubblicazione archeologica su Vaste: ne è autore L.G. De Simone che è anche il primo ad aver intrapreso gli scavi eseguiti dall’11 al 13 settembre del 1869, nel fondo Maura. Allo stesso studioso si deve la prima carta archeologica di Vaste. Prima dell’intervento di De Simone i soldati francesi di Murat avevano saccheggiato numerose tombe e ipogei, fra i quali quello delle Cariatidi. Con la scoperta del centro messapico sono tardate le ricerche necessarie ad individuare la consistenza e l’importanza del sito ed a prevedere un’eventuale utilizzazione culturale ed anche turistica. I secoli pian piano portarono via lo splendore di cui abbiamo tuttavia numerosi reperti e resti di abitazioni.
(testi di Elio Paiano)
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